Addio iPod, e grazie per tutto quello che hai fatto per noi

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Bozza automatica

Steve Jobs è il padre ideale dell’iPod. Rientrato alla guida di Apple tra il 1996 e il 1997, forte del successo dell’iMac, aiutato da una robusta (e spietata) riorganizzazione interna di un’azienda che era sull’orlo del fallimento, era pronto a rilanciare verso il futuro. A seguire la corrente e al tempo stesso a cambiarla, influenzandola. L’iPod è stato il veicolo di quella ripartenza e di quel cambiamento.

Con l’iMac Apple aveva ristabilito una linea profittevole, una posizione nel mercato, un ritorno alle radici (l’iMac condivide moltissimo concettualmente con il primo Macintosh del 1984, a parte il prezzo molto più basso) e al tempo stesso la voglia di fare altro. L’azienda (cioè Steve Jobs) aveva chiuso tutto quello che non serviva ma al tempo stesso lavorava su quello che sarebbe potuto servire: Mac OS X, per esempio, ma anche gli Apple Store (i negozi fisici) che venivano progettati alla fine degli anni Novanta e avrebbero rappresentato una delle più grandi rivoluzioni di sempre per Apple.

Tuttavia l’iPod, che esce adesso di produzione dopo venti anni e qualche mese dal suo annuncio, era il punto di svolta. Lo scarto laterale, il colpo di fantasia che sparigliava.

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Comfort Zone

Negli anni Steve Jobs è stato citato come guru del modo di fare business. L’uomo, geniale nelle intuizioni e prematuramente scomparso nel 2011 poco dopo l’arrivo della sua ultima grande creatura, cioè l’iPad, ha dimostrato non solo acume tecnologico ma anche una straordinaria capacità imprenditoriale. E ha interiorizzato delle lezioni che trascendono il mondo della tecnologia diventando valori universali per chi fa business oggi.

Come Henry Ford, un eroe di Jobs e uno degli imprenditori più importanti di sempre, che viene citato a prescindere dal fatto che la sua azienda producesse e produca automobili, Steve Jobs è qualcosa di più di un “semplice” imprenditore del settore tecnologico che ha creato (tramite i suoi dirigenti e ricercatori, scelti e guidati da lui personalmente) computer di foggia tradizionale e apparecchi smart innovativi.

Steve Jobs è l’idea stessa di innovazione amplificata dalle potenzialità del mercato digitale, che ha aiutato a creare a più livelli: creando gli apparecchi ma anche i modi per venderli online (lo store online di Apple è uno dei primi esempi di e-commerce su grandissima scala), la filiera della fornitura just in time attraverso tutto il pianeta e mille altre soluzioni e modi che hanno senso solo perché c’è il digitale e internet e solo e perché Apple è riuscita a costruirne dei pezzi rilevanti.

Soprattutto, Steve Jobs è l’idea che la vita debba essere una sfida, una cavalcata da affrontare con gusto e passione. Il “divertimento”, “fun” in inglese, che non vuol dire farsi quattro risate anziché lavorare ma vuol dire farsi un mazzo cubico ma con passione e gusto, appunto. Con intensità e determinazione, felici di fare quel che si ama fare.

Uscire dalla comfort zone e pensare, pensare tantissimo alle mosse da eseguire con implacabile determinazione e grande perfezionismo e attenzione ai dettagli è stato il gusto e la passione di Steve Jobs.

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Macchine fantastiche

Steve Jobs ha creato l’iPod perché era il momento degli apparecchi smart portatili e perché le aziende della Silicon Valley nel 2001 non avevano la potenza e l’esperienza per competere con le Nokia e le Motorola nel settore dei telefoni cellulari (in meno di dieci anni lo avrebbero avuto e avrebbero vinto alla grande). Steve Jobs ha creato l’iPod perché ha visto che la tecnologia era matura e quella era la logica evoluzione, declinata sul versante di maggior interesse per il pubblico più ampio possibile, cioè l’ascolto della musica. Un ascolto che presupponeva la digitalizzazione di un bene che sino a quel momento era percepito come fisico (il vinile o il compact disc e la cassetta) ma che presupponeva anche l’integrazione di una intera filiera produttiva e di un comparto all’interno di una piattaforma digitale.

In buona sostanza Apple ha creato l’iPod perché Steve Jobs ha in qualche modo intuito che il settore musicale era pronto a una “trasformazione digitale” (nel 1998) così come noi oggi insistiamo sui giornali e nei convegni che la filiera e i comparti industriali italiani dovrebbero fare la trasformazione digitale ma ci ritroviamo al massimo tra le mani un pdf da scaricare, compilare, stampare, firmare, scannerizzare e rispedire per email all’ente che lo ha emesso. Venticinque anni buttati via, praticamente.

Invece, Steve Jobs ha mostrato che la trasformazione e l’evoluzione, la vittoria commerciale, arriva se si vuole sempre imparare e crescere. Per crescere intellettualmente, bisogna essere sorpresi. Se non siamo sorpresi, non stiamo davvero imparando. Possiamo aggiungere nuove informazioni, ma non aggiornare realmente la nostra comprensione del mondo. Nessun “Wow!” Nessun “Ah!” Per continuare a imparare e crescere, dobbiamo sempre cercare nuove prospettive. Apprezzare la musica, il cibo e le esperienze che inizialmente non ci piacciono. Leggere di argomenti di cui non sappiamo nulla. Comprendere le persone con cui non siamo d’accordo. Affrontare nuove sfide. Evita la routine.

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La trasformazione continua

Steve Jobs queste cose le ha capite sia a livello personale (molte persone più o meno ci riescono) che soprattutto a livello imprenditoriale. E questo ha fatto una differenza enorme. Steve Jobs ha capito i motivi del fallimento, innanzitutto, di Apple negli anni Ottanta-Novanta. Ha capito che la felicità e il conforto cioè la sensazione che le cose siano come dovrebbero essere) possano far stagnare, stabilizzare o atrofizzare qualsiasi persona e qualsiasi organizzazione. E ha reagito.

L’iPod è questo: la reazione allo status quo. Il desiderio di ascoltare, capire, crescere e cambiare. È stato il veicolo attraverso il quale Steve Jobs e la Apple hanno capito che c’erano delle cose da cambiare, delle direzioni nuove da prendere, delle strategie possibili. E le ha prese.

Poi, troverete libri interi di persone che discettano finemente sul design, sulla singola innovazione, sul ruolo di Tizio, Caio e Sempronio, se l’iPod sia già un apparecchio Post-PC oppure no, se il Touch che adesso va definitivamente in pensione abbia avuto senso oppure no. Tutto giusto, tutto bello, tutto corretto. Però non dobbiamo dimenticare la più grande lezione che Steve Jobs ci ha dato: continuare a crescere vuol dire sorprendersi e rischiare sempre, è l’unico modo per non addormentarsi sugli allori e invecchiare. L’iPod, secondo noi, rappresenta questo e per questo soprattutto, oltre a tutto il resto, dovremmo essergli grati.

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